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NON LUOGO

Luogo virtuale, metafisico o irreale, privo di effettivi riscontri nel mondo reale, uno di quei tanti luoghi spersonalizzanti e fortemente alienanti (come i grandi centri commerciali), spesso situati al di fuori dei centri urbani, nei quali si trascorre sempre più frequentemente la maggior parte del tempo libero. La società odierna è caratterizzata da una fluidità spaziale che rende labili i confini del vivere associato. L’uomo del nostro secolo, in quanto cittadino del mondo, ricerca la propria dimensione sociale in contesti connotati dalle medesime caratteristiche che gli trasmettano un senso di sicurezza e famigliarità: i NON LUOGHI

“Marc Augè” – Antropologo

Roma, 7/9 giugno 2019

Ogni fotografo ha rappresentato con una storia la sua idea

Hanno partecipato
Alma, Carlo, Franco, Marco, Salvatore, Paolo, Giancarlo e Roberto

DI CORSA

Il non luogo interpretato come un posto fisico ben definito ma di passaggio, in cui non si sosta ma si attraversa di corsa e distrattamente, dove nessuno osserva né socializza, un luogo per cui tutto è momentaneo e nulla resta né lascia ricordi…
soltanto una foto che riesce a cogliere l’attimo che non si ripete.

Alma Laratro

MOVIMENTI EVANESCENTI

L’omologazione di luoghi come le stazioni ferroviarie, generano sicurezza nel viaggiatore potendo egli riconoscere nella medesima disposizione degli ambienti il percorso da seguire, confortato dalla segnaletica e dalle indicazioni fornite dai cartelli. Il non luogo come teoria dell’assenza , quindi: ci sono ma in solitudine, quasi invisibile alla vista degli altri. Non si è più persone ma figure evanescenti. Zone di passaggio, dove incontrare centinaia di persone, senza relazionarsi con loro, sospinti dalla necessità di accelerare le operazioni del quotidiano, come prendere un treno. Quel minimo di identità riacquisita alla biglietteria, si perde durante il percorso verso il binario giusto. Infine, come una quinta teatrale, la banchina si apre alla vista del viaggiatore.

Carlo Calliari

FRAME

Il termine non luogo cosa rappresenta? Nell’immaginario collettivo qualsiasi posto è un luogo. Ma non è così. Chiunque nel corso della giornata lo attraversa ma non se ne rende conto. Fa parte del quotidiano. Ci transita. Ma non ci abita. Eppure è lì, nella vita di tutti i giorni. Stazioni, centri commerciali, aree di servizio, sale d’aspetto, ascensori. Sono questi non luoghi, speculari, di cui ci serviamo. Il non luogo ha una connotazione anonima, fredda, che sa di solitudine. Il non luogo è ovunque, uno spazio senza identità. La trasposizione fotografica per la mia visione è un concetto effimero più che materiale.

Franco Folgori

STATI D'ANIMO

Innumerevoli sono i luoghi, edificati e non, destinati a temporanei e spesso frettolosi passaggi umani. Spinti a soddisfare specifiche esigenze, in genere, i fruitori di questi spazi concedono poca attenzione a quanto li circonda, “guardando senza vedere”. Voler “vedere” ha significato in taluni casi rilevare, in altri immaginare i tanti particolari stati d’animo delle persone ritratte; persino gli spazi abbandonati e svuotati dalla presenza umana hanno provocato, questa volta a me, osservatore coinvolto, delle sensazioni. E così, finalmente, anche da un nonluogo si possono generare emozioni.

Giancarlo Magazzù

PERCORSI

La vita è fatta di “Percorsi”, di movimenti verso una destinazione che spesso è sconosciuta. Ad orientarci sono, i segnali, le linee, i colori. Una serie di spazi, di transiti, da cui si entra e si esce cercando di orientarsi attraverso le indicazioni, ovvero i segnali della vita. Movimenti che attraversano dei non luoghi, a volte nitidi e vivaci a volte mossi e agitati come i nostri pensieri. Ogni fotografia è un’istantanea del percorso. A guidare lo sguardo di chi osserva sono, di volta in volta, elementi/grafismi dai colori forti, che attirano l’attenzione e facilitano l’orientamento. E la meta del viaggio può essere così sorprendente da farci tornare bambini.

Marco Neugebauer

LA FORZA DELL'ANIMA

Urla e risa di ragazzi riecheggiano nell’aria mescolate alle soavi note di un pianoforte. In questo spazio si vive solo il presente, il transito e il passaggio dove si vive in mezzo agli altri in una sorte di individualismo solitario. Un uomo, la sua ombra, è in attesa di qualcuno con cui incrociare lo sguardo per condividere un pensiero. Uno spazio indefinito, uno spazio che confluisce verso la scelta di più direzioni da prendere. La scelta della strada giusta è importante specie se ignota. Può cambiare il destino. Scelta una via si potrebbe giungere in una stanza angusta, che ci toglie l’aria, ci limita il movimento ed il respiro. Può rappresentare un momento difficile da superare nel nostro percorso di vita.  La vita a volte è una resistenza continua all’inerzia che tenta di sabotare il nostro volere più profondo. Mala forza di volontà, la forza dell’anima può vincere sempre e su tutto. D’improvviso si apre uno spiraglio di luce, di socialità, ed ecco che ogni non luogo può diventare un luogo per qualcuno: si tratta quindi di una distinzione di atteggiamento e non di sostanza.

Paolo Folgori

PASSEGGERE PRESENZE

L’autore ha interpretato il tema rappresentando l’incomunicabilità e la fugacità della presenza umana che caratterizza i luoghi classicamente considerati “non luogo” per eccellenza (stazioni, musei, metropolitane, ecc.). Da qui la rappresentazione di ombre e profili di persone che si stagliano in una sala di attesa di una stazione, ciascuno assorto nel proprio mondo, oppure dislocati lungo le scale e i corridoi anonimi che portano ai binari dei treni, sempre nella rapidità del movimento e con il distacco dal mondo circostante. Anche laddove piccole forme di comunicazione tecnologica fanno la loro comparsa, queste sono estranee al contest … un uomo attraversa fugace uno spazio parlando al cellulare, un altro dà sfoggio del suo “essere al centro” con un selfie che lo ritrae di fronte ad un simbolo rappresentante il globo intero.

Roberto Bettacchi

PASSAGGI

Londra, New York e Roma. Le tre città di questo progetto. Il “non luogo” come assenza. Assenza fisica di persone negli spazi vuoti delle nostre metropoli. Assenza di relazioni umane nella frenesia delle nostre giornate e nell’indifferenza delle persone che ogni giorno incontriamo per strada perse nel loro smartphone. Ma anche “non luoghi” come punto di incontro di coloro che sanno ancora attendere, interagire e stabilire un contatto umano.

Salvatore Belli

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